Nato nel 1966 a Maebashi, in Giappone, partecipa a varie mostre e concorsi prima di trasferirsi nel 1987 in Italia, dove frequenta I'Accademia di Belle Arti di Roma e quella di Carrara. In Italia Makoto ha lavorato ed esposto a Roma, Firenze, Venezia, Verona e Milano. E' riuscito a fare resuscitare I'antica costruzione architettonica in Carrara, Spezia, Savona, Rimini, Belluno.

La maggior parte dei lavori di Makoto comincia quando il luogo della presentazione dei lavori viene fissato. Dedicare il tempo all'idea dialogando con il luogo, lo spazio, e' ugualmente importante come dedicare il tempo all'esecuzione del lavoro. Come scultore e artista multimediale, Makoto trova nello spazio il miglior alleato nella realizzazione dei suoi lavori. Spazio come estensione temporale necessaries alla percezione, spazio come luogo fisica e architettonico in dialogo con I'opera che accoglie.

Lo stile di lavoro di Makoto puó considerarsi come una sorta di "installazione" del dialogo con lo spazio in senso ampio, inteso sia come spazio architettonico, sia come vuoti o pieni, spazi circostanti. Makoto imballa il corpo umano, lo avvolge in tessuti, garze di cotone, secondo una tecnica particolare, fino quasi ad ingessare questi modelli dalle forme antropomorfe. Questi, poi, col passare del tempo solidificano: il materiale bianco cambia gradualmente il suo stato da liquido a solido e il tessuto, dopo I'estrazione del modello che permetteva di ottenere una forma solido, diventa una "spoglia" la cui espressione varia al variare della luminositá tra il giorno e la notte. Accostandosi alle opere di Makoto, sa ha I,impressione che I,artiste guardi I,essenza di un oggetto montenendosi a distanza, con freddezza, cercando di cogliere e riprodurre la forma degli oggetti che cambiano con il tempo, cercando di Far rinascere ció che preesisteva sotto spoglie differenti, garantendo una ciclicitá delle forme, della materia. Potremmo quasi affermare che il mondo finto mitologico posse essere il cuore del lavoro di Makoto. Egli stesso, infolli, dice che in un suo paesaggio primitive e' sempre esistita una scene cinematgrafica della fantascienza, un rapporto reciproco fra il fenomeno esistente e quello esistito.

La ricerca sullo spazio, coinvolge chiaramente non solo una dimensions di coinvolgimento visivo dello spettatore, ma anche i sensi dell' udito e dell' olfatto ma soprallutto coinvolge sempre anche I'autore stesso che, in un lavoro d'"installazione", che per Makoto é considerabile quale "I' complessiva" dall'artista stesso, puó improvvisare, sorprendere e sorprendersi.